di Massimo Franchi

Nel mondo globale il commercio ha assunto un ruolo centrale e di pacificazione1. Il capitalismo, ovvero la tendenza delle imprese all’espansione su nuovi mercati, le innovazioni tecnologiche, che permettono alle aziende di mantenere il proprio vantaggio competitivo, e la volontà politica di cooperazione dei grandi paesi leader, sono elementi che influenzano il commercio e da cui esso dipende.
In questo sistema ci sono paesi e aziende, vincenti e perdenti, anche solo in termini di scambi commerciali.

I processi di liberalizzazione dei commerci sono progrediti, nel corso degli anni, attraverso trattative settoriali intercorse tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo2. Tali negoziati si svolgono in seno agli organismi internazionali (nessuno veramente indipendente), con la richiesta, nella maggior parte dei casi proposta dai paesi avanzati, di migliori standard lavorativi e ambientali, di norme più severe sugli investimenti esteri, ecc.

Tematiche che i paesi in via di sviluppo non giudicano, però, sostanziali e che anzi temono, prospettando limitazioni ai loro progetti industriali e alla loro ricerca di benessere. Gli accordi siglati tra le diverse Nazioni, sia in via bilaterale sia multilaterale, sono stati positivi, anche se difficilmente hanno contenuto le spinte sperequative tipiche del mercato globalizzato.

Strumenti e modalità di azione della Guerra Economica

Storicamente e fino alla fine del secondo conflitto mondiale la parola “guerra” era utilizzata per definire una risoluzione delle controversie tra gli Stati-Nazione attraverso il confronto armato e con il dispiego delle forze militari; la pressione economica era una delle attività a supporto della strategia militare, e gli odierni Ministeri della Difesa si chiamavano ancora Ministeri della Guerra.

Oggi, per Guerra Economica, come specifica strategia di Guerra Ibrida, s’intende una serie di attività volte a modificare il sistema finanziario-economico-industriale di uno Stato-Nazione straniero, a vantaggio dello Stato-Nazione, o dei comparti industriali finanziari, che le hanno messe in atto agendo con mandato più o meno formalizzato (come potrebbe essere un Fondo Sovrano).

Nella sostanza, si può trattare di falsificazione di denaro, campagne stampa, azioni diplomatiche, azioni finanziarie, boicottaggio di reti distributive e di imprese strategiche, guerre tariffarie e doganali, per arrivare al dumping, e al più conosciuto embargo, molto applicato dagli USA.

Come si può notare, gli strumenti sono diversi e tutti di forte impatto: con le sole azioni in ambito finanziario, attraverso operazioni sui tassi d’interesse o sui cambi, è possibile piegare l’economia di un paese andando a condizionare la domanda aggregata e il relativo equilibrio sociale.

I principali ambiti riguardano il settore bancario, in cui le fusioni tra istituti danno vita a giocatori mondiali con conseguenti pericoli di concentrazione; il controllo sulle telecomunicazioni, su internet e il cyberspace; il controllo delle materie prime ed energetiche; azioni di controllo su imprese strategiche con un marchio conosciuto nel mercato, con una ricerca e sviluppo efficiente e una rete di clienti nel mondo.

Guerra economica e intelligence economica - equilibri economici nel mondo

Giappone, America, Francia: i maestri della guerra economica

Le più significative Scuole di Guerra Economica contemporanee sono quella giapponese, quella americana e quella francese; senza sottovalutare quella di Cina e Inghilterra.

Quella francese è sorta negli anni ’90 del secolo scorso, quando la fine della Guerra Fredda e della divisione del mondo in blocchi, costrinse diversi paesi, anche alleati, a rivedere la strategia, dopo aver costatato l’egemonia della sola superpotenza americana.

Il lavoro scientifico svolto negli USA e in Francia, la volontà politica di metterne in pratica i suggerimenti (Clinton e Cresson/Mitterand) e l’operatività attraverso strutture con budget dedicato hanno sicuramente condizionato i paesi europei e spinto tutti gli Stati-Nazione a considerare questo ambito come strategico.

Il sistema adottato negli USA, pluralistico e collaborativo, è basato sulla Business Intelligence e sulla Competitive Intelligence, sulle logiche di posizionamento nei mercati, sul presidio globale degli stessi, sulla leadership tecnologica e sull’impiego di immense banche dati (Big data).

La Francia si muove intorno alle logiche di Potenza e di Veglia, intesa come osservatorio (ma non solo), e tiene conto dei differenti livelli di scontro integrando le particolarità dei contesti storici e culturali dei paesi studiati in uno stretto rapporto tra Stato e grandi imprese.

Il metodo cinese

Come sopra indicato, oggi non possiamo trascurare la Cina, una potenza che ben sa operare nel campo della Guerra Economica. La contraffazione delle merci, magari in combutta con la criminalità organizzata transazionale di un paese in cui quel materiale è poi venduto; il sostanziale aggiramento dei brevetti: sono solo alcuni dei tanti modi di operare in questo campo.

Guerra economica nella storia: Il mercante soldato

Dal punto di vista storico dobbiamo ricordare l’esperienza significativa di alcuni stati, che risale al tempo in cui l’essere umano agiva nella duplice veste di mercante e soldato: si tratta dell’Italia, con le sue Repubbliche Marinare, della Germania, con la Lega Anseatica – oggi prima potenza economica europea –, del Regno Unito, con il suo esteso impero coloniale, e delle pacifiche Svezia e Norvegia.

I servizi d’informazione di uno Stato, noti come Intelligence, per raggiungere i loro obiettivi utilizzano attività e modalità non convenzionali e hanno come fine il benessere economico e sociale del Paese. Il benessere economico di uno Stato è considerato strategico e da difendere a qualsiasi costo perché alla base dello svolgimento regolare della vita democratica, del gettito fiscale e dello stato sociale. Oggi, come ben indicato dalla legge 124/2007, l’Intelligence italiana si muove per “proteggere gli interessi politici, militari, economici, scientifici ed industriali dell’Italia”.

Strategie di sicurezza economica

Il ruolo dei servizi di informazione

L’economia è sicurezza nazionale: non possiamo fare finta di nulla e nasconderci dietro a ideologie limitanti o generate da organismi tesi alla distruzione della sovranità statale. Quando un’azienda multinazionale dispone di un potere maggiore di quello di un governo nazionale e lo usa per soggiogare Stati-Nazione poco sviluppati, disturbando la politica estera del paese di appartenenza o non rispettando i diritti umani e le leggi penali, allora deve essere frenata e ridimensionata.

È per questo che i servizi d’informazione, con il loro ruolo di osservatori attenti e ispiratori del decisore politico, assumono un’importanza fondamentale e preventiva all’interno di ogni Stato-Nazione, consentendo di mantenere lo stato di conflitto sotto controllo evitando che sfoci in un inutile spargimento di sangue.

Il ruolo della Intelligence Economica

Nella terza era della globalizzazione, con una crescente importanza della competizione economica e delle guerre economiche, l’Intelligence Economica diventa lo strumento ideale a supporto della Governance

Politica di uno Stato-Nazione e comprende tutte le operazioni di coordinamento attuate per ricercare, trattare e distribuire informazioni utili non solo agli operatori economici, ma anche ai policy maker (Information Cycle).

L’Intelligence Economica pone l’informazione al centro di qualsiasi decisione economica – con molteplici utilizzatori in un vasto campo di incertezze – e oggi assorbe circa l’80% del budget in Intelligence di un paese industrializzato.

Grazie alle operazioni di Intelligence Economica, come hanno bene compreso alcuni paesi alleati e cugini, è possibile impossessarsi di interi settori industriali senza spargimento di sangue o manovre militari.

Informazione, prevenzione, strategia

Il connubio tra Guerra Economica e Intelligence Economica è dunque fondamentale nel mondo globalizzato: basta individuare con anticipo i comparti industriali strategici, conoscere le aziende scalabili, identificare la loro organizzazione interna, comprendere la loro strategia, inserire personale d’influenza negli organigrammi, mettere a fuoco i punti di debolezza e il gioco è fatto.

Per concludere, quando pensiamo ai settori in cui l’Italia era leader nel mondo, le famose quattro F (Fashion, Food; Furniture and Ferrari), dobbiamo comprendere come le cose, in pochissimo tempo, siano cambiate, cercando di leggere gli avvenimenti con le chiavi della Guerra.

1 M. Franchi e A.C. de Carolis, Guerra Economica, Licosia Edizioni, Ogliastro Cilento, 2017.
2 M. Franchi, Guerra e Commercio, Rivista Marittima, Roma, Gennaio 2015.

Guerra Economica, Massimo Franchi - cover libro
Massimo Franchi
Massimo Franchi, Consigliere strategico, docente e autore.
“Guerra Economica”, il saggio presentato in questo articolo, di cui Massimo Franchi è coautore insieme a Alberto Caruso de Carolis, è stato pubblicato nel 2017 per Licosia Edizioni.

 

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