La riforma del Codice della Crisi d’impresa, approvata a gennaio, introduce modifiche al Codice Civile nell’ambito della regolamentazione della crisi fallimentare. Il provvedimento ha allineato le procedure italiane a quelle già adottate in altri paesi europei, condividendone modalità e obiettivi.

Fallire non è più tra le opzioni

Potrebbe riassumersi così, in estrema sintesi, failure is not an option.*
Nelle modifiche previste dal nuovo codice della Crisi d’impresa, ci sono tutti i presupposti affinché l’imprenditore, che versi in una situazione di difficoltà, possa trovare alternative prima di arrivare alla dichiarazione di fallimento.

Gli obiettivi sono due:

  • Incentivare la diagnosi preventiva di situazioni di crisi e d’insolvenza.
  • Tutelare la continuità aziendale, offrendo alternative all’esecuzione giudiziale (ex fallimentare)

Ce n’è anche un terzo in realtà: rivoluzionare il concetto stesso di fallimento, fin dalla scelta delle parole. È così che al posto del termine che si è sempre usato, con un corredo di disvalore per l’imprenditore che non centra i suoi obiettivi, la riforma usa liquidazione giudiziale, per definire la conseguenza estrema (ma statisticamente prevedibile) di un percorso di gestione della crisi e insolvenza, per cui la legge propone soluzioni preventive e alternative.

Una situazione di difficoltà aziendale che dunque può essere gestita, dove il fattore tempo fa la differenza: più si agisce in anticipo, maggiore è la possibilità di preparare «con calma tutte le opzioni», e il fallimento per dirla alla Gene Krantz, non è una di loro. O quantomeno, è contemplato ma solo in estrema ratio.

Codice della Crisi d’impresa: cosa cambia

Le modifiche introdotte dal D.Lgs n. 14 del 12 gennaio 2019 coinvolgono in maniera diretta aziende e imprenditori. Sapere cosa cambia è fondamentale per non incorrere in errori, e per tramutare le nuove direttive in ciò che si prefiggono di essere: opportunità per ridurre il rischio aziendale.

Le prime disposizioni sono entrate in vigore a marzo, a soli trenta giorni dalla pubblicazione del decreto in GU. Le altre, che prevedono adeguamenti sostanziali e un periodo di monitoraggio, saranno attive dal 15 agosto 2020.

Indici di allerta: cosa sono e a chi si applicano

Gli indici di allerta, introdotti dall’articolo 13, sono indicatori in grado di determinare in maniera predittiva se un’azienda sta affrontando uno stato di difficoltà economico-finanziaria, che rischia di tramutarsi in una condizione di debito e nell’incapacità di pagare i propri creditori.
Sono indici di tipo finanziario, patrimoniale ed economico, in grado di allertare, appunto, l’imprenditore e gli enti creditori, del potenziale rischio d’insolvenza da parte dell’azienda, prima ancora che si verifichi.
Si riferisce a imprese di qualsiasi tipo a eccezione delle grandi imprese, di gruppi di grandi dimensioni, e società con azioni quotate su mercati regolamentati.

Quali indici monitorare per prevedere situazioni di crisi

Finanziari

  • Il rapporto tra risorse finanziarie generate e posizioni debitorie, il controllo dei flussi di cassa. In poche parole, la capacità di produrre capitale finanziario.
  • La solvibilità, ovvero se l’azienda possiede o meno le risorse finanziarie necessarie a coprire la normale attività, e a sanare i debiti contratti nel rispetto delle scadenze pattuite.

Patrimoniali

  • Struttura del capitale, ovvero tipologia e durata delle fonti finanziarie; flessibilità degli Assets.
  • Velocità di recupero del capitale circolante: in quanto tempo le spese sostenute per l’acquisto delle materie prime e dei materiali rientrano attraverso gli incassi del venduto.

Economici

  • Profittabilità: capacità di generare margine in rapporto al venduto.

Un monitoraggio costante di questi aspetti, attraverso strumenti professionali, permette all’imprenditore di individuare il punto di rottura economico, in cui l’impresa inizia generare perdite operative.

Procedura di allerta

La procedura di allerta può essere avviata a fronte segnalazione interna o esterna.

Interna

La segnalazione interna all’azienda impone all’imprenditore di attivarsi per adottare gli strumenti previsti dalla normativa per il superamento della crisi, con l’obiettivo di rimuoverne le cause o di attenuarle, richiedendo se necessario, l’intervento dell’OCRI.

Esterna

Le segnalazioni esterne possono pervenire, invece, dagli enti creditori cui la legge impone l’obbligo di segnalare l’azienda a fronte di determinati indicatori:

  • Debiti di natura fiscale (segnalati dall’Agenzia delle Entrate)
  • Debiti contributivi e previdenziali (rilevati dall’Inps)
  • Crediti in riscossione (segnalati dall’agente incaricato alla riscossione)

Nomina dell’organo di controllo o del revisore: chi è tenuto?

Le società a responsabilità limitata e le cooperative, nell’attivare la procedura di allerta dovranno nominare l’organo di controllo o un revisore. L’obbligo, stabilito dal decreto “Crisi d’impresa”, non si riferisce a tutte le Srl ma solo a quelle che nel corso dei due esercizi precedenti abbiano superato i seguenti limiti (più volte rivisti, mentre lo Sblocca Cantieri passava a Legge):

  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale maggiore di 4 milioni di euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni superiore a 4 milioni di euro;
  • media dei dipendenti, occupati durante l’esercizio, superiore alle 20 unità.

Obbligo di tempestiva segnalazione

Chi sono i soggetti tenuti a segnalare che un’azienda, sulla base degli alert riscontrati, si trova in condizione di potenziale crisi e insolvenza?
Il decreto Crisi d’impresa stabilisce che esiste un obbligo di segnalazione da parte di

  • Creditori professionali (Agenzia delle Entrate, Inps, Inail)
  • Imprenditori
  • Auditors e revisori legali

Se il fine è quello di  rilevare per tempo i segnali di crisi, per evitare che la situazione possa ripercuotersi su personale dipendente, creditori, fornitori etc, fino alla liquidazione giudiziale, è chiaro come una segnalazione tempestiva sia fondamentale.

Il decreto prevede ripercussioni di tipo patrimoniale per chi non segnala.

Misure premiali

Allo stesso modo, il nuovo codice della Crisi d’impresa ha previsto misure premiali per l’imprenditore che propone all’OCRI, in maniera tempestiva, l’istanza di composizione assistita della crisi, o che chiede diretta ammissione alle procedure giudiziali di regolazione della crisi o dell’insolvenza.

In ogni caso il fattore tempo è fondamentale.

*Quando Gene Kranz, direttore di volo delle missioni Gemini e Apollo, fu intervistato dagli sceneggiatori Al Reinart e Bill Broyles che stavano lavorando al film Apollo 13, gli fu chiesto se nel corso del recupero ci fossero stati momenti di panico tra il personale del Controllo Missione. Gene Kranz rispose di no: «Abbiamo preparato con calma tutte le opzioni,» disse «e il fallimento non era uno di loro»

Codice crisi d'impresa - Come Control Mission Apollo 13: fallire non è tra le opzioni

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Analisi sui principali alert della crisi d’impresa inclusa nel report